a cura della prof.ssa Germana Perboni, Coordinatrice Scolastica; i messaggi nelle immagini sono stati pensati e scritti dalla classe 3^ AFM con la collaborazione della Prof.ssa Daniela Patruno, docente di Matematica e ideatrice del progetto Panematica: la matematica che non si sente superiore.
Ogni anno, il 13 novembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata della Gentilezza, un’occasione per ricordare quanto siano importanti il rispetto, l’empatia e la solidarietà nei rapporti quotidiani.
La ricorrenza è nata nel 1998 in Giappone, su iniziativa del World Kindness Movement, un movimento internazionale che promuove la cultura della gentilezza come valore universale. Non è un caso che l’idea sia nata proprio lì: nella tradizione giapponese, la gentilezza è considerata una virtù civica e un dovere morale. Fin da piccoli, i bambini imparano che la convivenza armoniosa dipende dall’attenzione e dal rispetto verso gli altri. L’educazione giapponese insegna che anche il gesto più semplice – un inchino, una parola cortese, un aiuto silenzioso – può mantenere l’equilibrio e il benessere collettivo.
In questo senso, la Giornata della Gentilezza non è solo una celebrazione, ma un invito a ripensare il nostro modo di vivere insieme.
Il significato profondo della gentilezza
La parola gentilezza deriva dal latino gens, gentis, che significa “stirpe”, “famiglia”, “appartenenza”. In origine, dunque, essere gentili significava “comportarsi in modo nobile”, ma non per nascita: per scelta. Oggi questo termine racchiude l’idea di un comportamento elevato, rispettoso e umano, capace di unire piuttosto che dividere. Essere gentili non significa essere deboli o accondiscendenti, ma forti e consapevoli. È la capacità di agire con rispetto anche quando si è in disaccordo, di comunicare con calma, di prendersi cura degli altri senza attendersi nulla in cambio.
La gentilezza, in fondo, è una forma di intelligenza emotiva: richiede autocontrollo, ascolto e sensibilità. È la scelta di rendere il mondo – o anche solo una classe – un luogo più accogliente.
La gentilezza a scuola
La scuola è il luogo privilegiato dove coltivare la gentilezza, perché ogni giorno mette in contatto persone diverse per età, carattere, cultura e sensibilità. Promuovere la gentilezza significa educare alla convivenza civile, all’empatia e alla collaborazione. Un clima sereno favorisce l’apprendimento, riduce i conflitti e stimola la partecipazione. Essere gentili, per un insegnante, non significa rinunciare all’autorevolezza: un docente può essere severo e al tempo stesso empatico e gentile. La severità aiuta a mantenere l’ordine e il rispetto delle regole, ma è la gentilezza che costruisce fiducia e motivazione. Quando uno studente percepisce che dietro un rimprovero c’è cura e attenzione, la relazione educativa diventa autentica e profonda.
La gentilezza in pratica
Nel nostro Istituto, la Giornata della Gentilezza è stata anticipata di qualche giorno con un momento particolarmente toccante, che mi ha visto coinvolta come docente e Coordinatrice Scolastica, organizzato dalla classe 3ª AFM, che – con la collaborazione della prof.ssa Patruno, docente di matematica – mi ha preparato una sorpresa fatta di biglietti e messaggi scritti in “matematichese”.
Equazioni, formule e grafici si sono trasformati in frasi dolcissime: “Grazie a lei faremo un cambiamento radicale”, “La nostra scuola è come un sistema, lei è il punto d’incontro che la fa funzionare”. Una disciplina, la Matematica, che – non è mai stato un segreto – non ha mai suscitato in me particolare affetto o passione; una lingua solitamente complessa e astratta che però, in questa occasione, è diventata, per un giorno, la lingua più tenera del mondo, capace di esprimere gratitudine, ironia e affetto.
La Giornata Mondiale della Gentilezza ci ricorda che non servono grandi gesti per cambiare le cose: basta un sorriso, una parola cortese o un pensiero gentile per rendere più bella la giornata di qualcuno. E forse è proprio questo il segreto: cominciare da piccoli gesti, ogni giorno, per costruire una comunità più rispettosa, solidale e umana.





