a cura della prof.ssa Germana Perboni
Oggi, 23 maggio, celebriamo la Giornata della Legalità, nell’anniversario della strage di Capaci. Ogni anno, questa data ci invita a riflettere, ma anche a raccontare. Come scuola, siamo chiamati a far riflettere i nostri studenti su ciò che accadde il 23 maggio 1992 e sulle conseguenze che quella strage, e le successive, ebbero sull’Italia. E così, qualche anno fa, uno studente mi ha chiesto:
“Prof., Lei dove si trovava quando ha saputo della strage?”
Mi ha colpito questa domanda. Non solo per la curiosità che portava con sé, ma perché mi ha fatto tornare indietro nel tempo, a quando avevo quasi quattordici anni. Era un pomeriggio di maggio del 1992. Ricordo bene la voce del telegiornale che interrompeva i programmi: l’autostrada a Capaci era saltata in aria. Un attentato. Un giudice, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta erano stati uccisi.
Ero a casa, in Sardegna, e avevamo appena vissuto un altro fatto tremendo: il rapimento del piccolo Farouk Kassam, anche quello nello stesso mese. Mi ricordo che chiesi a mio padre:
“Papà, ma stanno tornando gli anni di cui parlate sempre, quelli di cui avevate paura?”
Ero scossa, confusa. Avevo l’età in cui si comincia a capire che il mondo non è solo quello della scuola e dei giochi. Quella strage ci colpì tutti, grandi e piccoli, come un pugno allo stomaco. Perché quel giorno, senza capirlo del tutto, avevamo perso un pezzo importante dello Stato, e insieme, della fiducia.
Cosa è cambiato da allora?
Molto. E non abbastanza. Sì, lo Stato ha reagito, le leggi antimafia si sono fatte più severe, l’opinione pubblica ha cominciato a usare parole come “memoria” e “impegno” con maggiore consapevolezza. Ma c’è ancora tanto da fare. La criminalità ha cambiato volto, si è fatta più silenziosa, più insidiosa. E oggi, la sfida è soprattutto culturale: educare alla legalità significa educare alla scelta, ogni giorno.
Proprio per questo abbiamo deciso di celebrare questa giornata con un’iniziativa semplice ma carica di significato: gli studenti hanno intervistato i docenti per chiedere loro dove si trovavano il 23 maggio 1992, come hanno vissuto quella notizia e, secondo loro, cosa è cambiato per l’Italia da quel giorno. Clicca qui
Le risposte sono state varie e intense: qualcuno ricorda perfettamente la scena in TV, qualcuno era bambino e ha colto lo sconcerto negli occhi degli adulti, qualcuno non era ancora nato ma ha studiato sui banchi di scuola quegli eventi apparentemente lontani. E in questo scambio tra generazioni, si è compiuto il vero senso della memoria: far vivere quel giorno non come un evento lontano, ma come una lezione ancora attuale.
Il mio consiglio a voi studenti è semplice: non abituatevi mai all’ingiustizia. Non pensate mai che certe cose non vi riguardino. Falcone e Borsellino non erano eroi distanti, erano persone vere, con le loro paure e il loro coraggio, che hanno scelto da che parte stare. Oggi non vi si chiede lo stesso sacrificio, ma una cosa sì: imparate a riconoscere la legalità nella vita quotidiana, nei gesti piccoli e silenziosi, come rispettare le regole, alzare la voce quando serve, non girarsi dall’altra parte.
Perché ricordare Falcone e Borsellino non significa solo dire “mai più”, ma anche “sempre sì” a ciò che è giusto.




