Le vacanze di Pasqua sono iniziate e, con il ponte del 25 aprile e del 1° maggio, quest’anno regalano un’occasione perfetta per una breve fuga primaverile.
Per chi ha solo pochi giorni a disposizione, Firenze è una meta ideale: vicina, affascinante e ricca di arte, storia e divertimento.
Lo conferma il racconto di tre giornate vissute lì da una classe del nostro istituto: tra musei, risate e lunghe passeggiate, un’esperienza che resterà nel cuore.
scritto da Matilde Caravello ed Eleonora Pozzi, 3 AFM
Noi ragazzi di terza AFM, accompagnati dalla professoressa Sala e dal docente Rubellini, abbiamo passato tre giorni a Firenze per un viaggio d’istruzione: un’esperienza meravigliosa, che ci ha portato a crescere come gruppo classe, a essere più uniti e ad apprezzare la bellezza della città e di tutto ciò che ci circonda.
Primo giorno: 19 febbraio
Molto assonnati, alle cinque del mattino, ci siamo riuniti tutti davanti alla scuola per prendere la navetta verso Milano e poi salire sul treno per Firenze.
È stato un viaggio in cui abbiamo riso, scherzato, dormito e parlato dell’avventura che ci attendeva.
Appena arrivati in città, abbiamo camminato verso l’hotel, lamentandoci ogni due passi e, soprattutto, facendoci riconoscere subito dai poveri fiorentini, impauriti dal rumore delle nostre voci e delle valigie enormi.
Arrivati in hotel, abbiamo lasciato i bagagli e ci siamo recati al Duomo, poi alla Chiesa di Santa Margherita (nota anche come Chiesa di Dante), dove si trova la tomba della sua amata Beatrice, per poi visitare la sua casa.
Tutti noi siamo rimasti estasiati dalla bellezza e imponenza del Duomo. Quando abbiamo varcato la soglia della chiesa, alcuni di noi hanno pensato subito all’amore che Dante provava per Beatrice e al dolore che ha vissuto quando lei se n’è andata. Altri si sono soffermati sulle mura, sugli affreschi e sull’enorme quantità di lucchetti attaccati all’ingresso dalle coppie, simbolo dell’amore eterno.
Emozionante: così si può descrivere quest’esperienza.
Altrettanto bella è stata la visita alla casa di Dante, dove abbiamo ammirato immagini, video e opere, provando anche dei visori con realtà virtuale per immergerci ancora di più nell’epoca e nella vita del poeta.
Dopo queste visite, per la gioia di tutti noi, siamo andati a pranzare e a recuperare le energie che la lunga mattinata ci aveva tolto. È stato un pranzo fantastico: noi ragazze siamo andate in un ristorante molto carino, mentre i ragazzi hanno assalito qualsiasi luogo che vendesse cibo in giro per Firenze.
Vi chiederete il motivo di questa divisione, no? La risposta è semplice: noi ragazze volevamo riposarci e non sentire le urla dei nostri compagni d’avventura, a cui, nonostante tutto, vogliamo bene.
Dopo pranzo ci siamo riuniti e siamo andati al Ponte Vecchio, ovviamente lamentandoci della distanza e del percorso a piedi.
Il Ponte Vecchio è un ponte storico sul fiume Arno, costruito nel 1345. Una vista spettacolare e un momento perfetto per fare foto tutti insieme.
In realtà non eravamo molto contenti di farle, ma le abbiamo scattate solo per far felice la professoressa Sala, contentissima di sfoggiare la sua macchina fotografica!
Infine, siamo tornati in hotel, stanchi ma molto felici. Abbiamo passato una bellissima serata, uniti, aspettando con entusiasmo il giorno successivo con la visita agli Uffizi e molto altro.
Secondo giorno: 20 febbraio
Dopo un risveglio traumatico, alle 7.30 siamo scesi tutti a fare colazione e, per la prima volta (prima, ultima e unica), nessuno era in ritardo.
Dopo aver fatto scorte per la lunga mattinata, siamo partiti per gli Uffizi, dove, sala dopo sala, abbiamo ammirato le opere di alcuni dei più grandi artisti italiani come Michelangelo, Botticelli, Caravaggio, Donatello, Leonardo da Vinci e molti altri che hanno scolpito la storia dell’arte italiana.
A mezzogiorno ci siamo divisi per pranzare e ricaricarci, anche se ancora non sapevamo cosa ci aspettava nel pomeriggio. I prof, infatti, avevano organizzato una vera e propria tortura per le nostre gambe.
Per raggiungere il Belvedere, abbiamo affrontato un’infinita salita ripida che, per alcuni istanti, ci ha fatto pentire di aver seguito la prof Sala, fin troppo entusiasta di faticare.
Non serve dirvi che ciò che ci aspettava in cima valeva la pena di ogni passo.
Il relax però è durato poco, perché la nostra cara insegnante era già pronta a ripartire per un’altra meta: La piccola farmacia letteraria, l’incubo di qualsiasi adolescente non interessato alla lettura, ma soprattutto di chi – dopo una scalata quasi eterna – non ha alcuna voglia di percorrere altri venti chilometri nel traffico cittadino.
Dopo esserci quasi persi seguendo le indicazioni del prof Rubellini, ecco spuntare la libreria da dietro un angolo: il suo interno sembrava un caldo salotto accogliente.
Dopo un breve questionario sul nostro stato d’animo, ci siamo messi a cercare il libro che meglio lo rappresentasse.
Fortunatamente, per il ritorno, siamo riusciti a convincere i prof a prendere il bus: nessuno di noi sarebbe riuscito a tornare in hotel a piedi.
Terzo giorno: 21 febbraio
Eccoci alla conclusione di questo bellissimo viaggio.
Il 21 febbraio, dopo due giorni di sveglie puntate praticamente all’alba, finalmente abbiamo potuto dormire un po’ di più.
Appena svegli, ovviamente in ritardo, siamo andati a fare colazione (il nostro incubo più grande, dopo la cena). Dopo esserci preparati, siamo partiti – ancora una volta a piedi – per il mercato di Firenze, un mercato sia al chiuso che all’aperto, molto diverso da quelli delle nostre zone.
Tantissimi anni fa, quel luogo era un centro d’incontro, di commercio e di scambi culturali e, forse, anche se in modo diverso, sono proprio queste caratteristiche a renderlo unico e un po’ magico: lega “ieri” a “oggi”.
Dopo la visita al mercato, abbiamo vissuto l’essenza della città in autonomia, osservando e ammirando la Firenze d’arte. Siamo stati tutti insieme: siamo entrati nei negozi, abbiamo mangiato, bevuto il caffè di rito, e alcuni di noi si sono seduti sulle scale di una piazza a prendere il sole, a osservare la gente, a riposarsi e ad ascoltare musica.
Forse sono proprio questi momenti che ci rendono più uniti e ci fanno capire di aver vissuto una gita scolastica davvero speciale.
Tornati in hotel, abbiamo preso i bagagli e – lamentandoci, ovviamente – ci siamo diretti in stazione per tornare a casa.
P.S. Un grazie ai nostri prof che ci hanno dato la possibilità di vivere quest’esperienza… ma soprattutto per averci sopportato per ben tre giorni, ventiquattr’ore su ventiquattro, tra lamenti unici, urla, risate, pianti e tutto ciò che 19 adolescenti sanno fare!











